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Il peperoncino di Calabria e la Zampina di Sammichele di Bari diventano Igp

L'Ue ha inserito 13 nuovi prodotti nel registro delle indicazioni geografiche, tra cui la Zampina di Sammichele di Bari e il Peperoncino di Calabria. Ora sono oltre 3.700 i prodotti alimentari e le bevande europei tutelate. L'Ue continua a essere all'avanguardia a livello globale nella protezione della tradizione, nella promozione della sostenibilità e nel riconoscimento dell'eccellenza. Le nuove IG includono prodotti provenienti da Finlandia, Francia, Italia, Romania, Spagna e Svezia.

Con queste registrazioni l'Italia raggiunge quota 892 riconoscimenti complessivi, di cui 334 nel comparto Cibo (con 174 Dop, 156 Igp e 4 Stg). A questi si aggiungono le 522 denominazioni del settore vitivinicolo, per un totale di 856 prodotti Dop, Igp e Stg tra cibo e vino, ai quali si sommano infine le 36 IG delle Bevande Spiritose. I dati dall'Osservatorio Qualivita - fa notare il Masaf - confermano il valore economico delle filiere nei due territori coinvolti: in Puglia (2/a regione del Sud per valore della Dop economy con 711 milioni di euro nel 2024), i prodotti leader per ritorno economico sono Puglia Igp, Primitivo di Manduria Dop e Salento Igp per il vino e Terra di Bari Dop - Olio Evo, Caciocavallo Silano Dop e Burrata di Andria Igp per il cibo. In Calabria (18/a regione in Italia per valore della Dop economy con 51 milioni di euro nel 2024), trainano il comparto le denominazioni Cipolla Rossa di Tropea Calabria Igp , Patata della Sila Igp e Clementine di Calabria Igp per il cibo, affiancate da Cirò Dop e Calabria Igp per il vino.

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Origin Italia ad Altamura per l’Assemblea annuale. Al centro il futuro della DOP Economy

Si è svolta ad Altamura, lo scorso 29 maggio, l’Assemblea annuale di Origin Italia, l’associazione che rappresenta i Consorzi di tutela delle produzioni DOP e IGP italiane.

L’appuntamento, che ha riunito oltre 300 partecipanti tra soci, rappresentanti istituzionali, Consorzi, imprese e operatori del settore agroalimentare, è stato accompagnato da un momento pubblico di confronto dedicato al futuro della DOP Economy tra sostenibilità, digitale e turismo.

L’iniziativa ha confermato il ruolo sempre più centrale delle Indicazioni Geografiche come modello di sviluppo capace di unire valore economico, tutela del territorio, identità produttiva, innovazione e attrattività turistica.

In questa prospettiva, Origin Italia ha posto al centro del dibattito alcune delle principali trasformazioni che stanno interessando il sistema agroalimentare italiano, con particolare attenzione alla sostenibilità, alla transizione digitale, alla promozione dei territori e al rafforzamento del ruolo dei Consorzi di tutela.

L’Assemblea annuale di Altamura ha rappresentato una tappa significativa nel percorso di rafforzamento della DOP Economy italiana. Un modello che guarda al futuro, investe sulla conoscenza, interpreta l’innovazione come strumento di tutela e promozione, e riconosce nei territori, nei Consorzi e nelle istituzioni una rete fondamentale per costruire nuove strategie di sviluppo.

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DOP Economy da 20 miliardi: parte l’Expo europea che difenderà salumi e formaggi d’eccellenza

Parte da Milano l’Expo europea delle DOP e IGP, un percorso itinerante che vedrà la collaborazione tra AREPO e Origin, nato per promuovere e valorizzare le eccellenze agroalimentari a indicazione geografica dell’Unione Europea, simbolo di qualità, tradizione e identità territoriale.

L’iniziativa è stata annunciata oggi a TUTTOFOOD dal Presidente di AREPO e Assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste di Regione Lombardia, Alessandro Beduschi, in occasione del talk “DOP Economy: il valore europeo delle Indicazioni Geografiche tra competitività e territori”, che ha visto la presenza del Ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Francesco Lollobrigida, di Riccardo Deserti, Presidente Origin, di Cesare Baldrighi, Presidente Origin Italia, di Mauro Rosati, Direttore generale Origin Italia, dell’Europarlamentare Carlo Fidanza e del Presidente Nomisma Paolo De Castro.

L’appuntamento, promosso da AREPO e Regione Lombardia nell’area AREPO di TUTTOFOOD, gestita in collaborazione con Ascovilo e Consorzio Tutela Grana Padano, ha acceso i riflettori sul valore economico, culturale e identitario delle Indicazioni Geografiche, sempre più riconosciute come leve strategiche per la tutela delle produzioni di qualità, la crescita delle aree rurali, la sostenibilità delle filiere e la difesa del patrimonio agroalimentare europeo sui mercati internazionali.

L’Italia si conferma oggi il primo Paese europeo per numero di prodotti DOP e IGP certificati e per valore economico della DOP Economy: un comparto che supera i 20 miliardi di euro e rappresenta una delle principali infrastrutture produttive del Made in Italy agroalimentare. Un patrimonio unico che unisce tradizione, innovazione e competitività, generando occupazione, valorizzando i territori e rafforzando il posizionamento internazionale delle eccellenze italiane.

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Dop Economy arriva in libreria con Treccani e Mauro Rosati autore


La filosofia del cibo che valorizza il valore e i patrimoni culturali e artistici raccontata in un libro: è quanto propone Treccani con il nuovo libro di Mauro Rosati, "La filosofia della Dop Economy.

Come il cibo di qualità può generare cultura, comunità e futuro", in distribuzione dal 10 aprile.

Mauro Rosati è direttore della Fondazione Qualivita e di Origin Italia, l'associazione che riunisce i Consorzi di tutela italiani delle Indicazioni Geografiche. Rosati, esperto di politiche agroalimentari e giornalista, collabora da anni con stampa e televisioni nazionali. Nel 2019 ha coniato il neologismo "Dop economy", entrato nel vocabolario Treccani e oggi utilizzato a livello internazionale per indicare il settore delle Indicazioni Geografiche. Il libro - spiega Treccani nel merito - nel presentare questa nuova filosofia del cibo - avanza una riflessione che parte da esperienze concrete e mette in luce risultati e insegnamenti, limiti e contraddizioni, indicando le sfide che dovrà affrontare il Paese. Treccani sottolinea che per le imprese, i Consorzi di tutela e le istituzioni, consolidare questo modello significa preservare la qualità italiana. Per i cittadini significa mantenere vivo il valore dei territori.
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Il Rapporto Ismea-Qualivita analizza le eccellenze agroalimentari italiane. La Dop Economy conta quasi 200.000 imprese, 822 denominazioni e oltre 15,2 miliardi di valore alla produzione.

Su 3.036 prodotti DOP, IGP, STG registrati a livello europeo 822 vengono prodotti in Italia che detiene il primato mondiale. Nel 2018 sono stati accreditati: la Pitina IGP (Friuli-Venezia Giulia), il Marrone di Serino IGP (Campania), la Lucanica di Picerno IGP (Basilicata) e il Cioccolato di Modica IGP (Sicilia), primo cioccolato a Indicazione Geografica al mondo.

Il comparto supera per la prima volta i 15,2 miliardi di euro di valore alla produzione (18% del valore totale del settore agroalimentare) e l’export raggiunge gli 8,8 miliardi di euro (21% dell’export agroalimentare nazionale).

Il settore Food sfiora i 7 miliardi di valore alla produzione e 3,5 miliardi all’export mentre il comparto Wine vale 8,3 miliardi alla produzione e 5,3 miliardi all’export.

Le regioni più virtuose sono: Veneto, Emilia-Romagna, Campania e Lombardia. Nel Wine Veneto prima regione per valore seguita da Toscana e Piemonte.

È Parma la provincia più “ricca”. Seguita da Udine, Caserta, Bolzano e Caserta. Nel Vino trainano Verona e Treviso seguite da Cuneo, Vicenza e Siena. Messina, Lecce e Palermo le sole città del sud nella fra le prime venti.

Social media - canali e audience

Le eccellenze Food e Wine ambasciatrici dell’Italia e dell’Italian Life Style. È quanto emerge dall’analisi delle conversazioni e del sentiment online su 50 prodotti Food e 50 Wine DOP IGP con il maggior numero di follower.

Il monitoraggio delle conversazioni online è avvenuto rilevando il numero di menzioni (volte in cui una singola parola o frase viene menzionata su diverse fonti online), gli autori unici (utenti che hanno attivato e condiviso le conversazioni), l’engagement (che indica quanto interesse ottiene un post relativo ad una specifica parola chiave considerando retweets/like/condivisioni/commenti).

Molti consumatori veicolano tramite i canali social, principalmente Instagram per il forte potere iconico, contenuti e fotografie corredate da hashtag correlati alle eccellenze enogastronomiche italiane.

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Dop economy in crescita: il turismo dei prodotti certificati traina eventi e attività

Non è più solo una questione di gusto, ma di economia. La dop economy italiana accelera anche sul fronte turistico, trasformando le aree di produzione dei prodotti certificati in poli di attrazione sempre più strutturati. Dai formaggi ai salumi, dall’ortofrutta al vino, il modello dell’enoturismo si estende e si consolida, dando vita a un sistema integrato capace di generare valore lungo tutta la filiera.

Dop economy e turismo: un nuovo motore di crescita

Nel 2025 – secondo quanto si legge su Il Sole 24 Ore – il fenomeno ha registrato un’espansione significativa: sono state censite 667 attività nelle aree di produzione Dop e Igp, con una crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Ancora più marcato l’incremento degli eventi, che hanno raggiunto quota 292 tra feste, degustazioni, festival culturali e iniziative sportive legate ai prodotti certificati, segnando un +26%. A confermare il dinamismo del settore sono anche le 60 prime edizioni lanciate nel corso dell’anno, segnale di una progettualità diffusa che coinvolge anche filiere di dimensioni più contenute.


Il ruolo dei Consorzi e delle nuove regole europee

Secondo Fondazione Qualivita, l’analisi evidenzia un rafforzamento concreto e capillare del turismo legato alla dop economy. Un’evoluzione sostenuta anche dal nuovo regolamento europeo 2024/1143, che ha incluso tra le competenze dei Consorzi di tutela la gestione delle attività turistiche, favorendo un approccio più strutturato e coordinato. A questo si aggiungono una crescente attenzione istituzionale, un maggiore interesse da parte del pubblico e il contributo del mondo della ricerca.


Il valore culturale della cucina italiana

Un elemento chiave di questa crescita – riporta Il Sole 24 Ore – è il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco, che valorizza i prodotti Dop e Igp come pilastri culturali oltre che economici. In questo contesto, la dop economy si rafforza come leva strategica per lo sviluppo dei territori, capace di connettere produzione agroalimentare, turismo e identità locale.

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Turismo Dop: il Veneto guida l’Italia e vale quasi 5 miliardi di euro


Il turismo enogastronomico si conferma uno dei motori più solidi del viaggio in Italia. A guidare questa trasformazione è il Veneto. Con un valore della DOP economy che sfiora i 5 miliardi di euro (4,936 miliardi) e un indice di 68,1, la regione si posiziona al primo posto nel II Rapporto sul Turismo DOP 2026 di Fondazione Qualivita e Ismea, distinguendosi come punto di riferimento nazionale per integrazione tra cibo, territorio e accoglienza.

A determinare il primato veneto è la costruzione di un sistema articolato e di un’offerta particolarmente densa. La regione conta 121 attività di turismo DOP riferite a 72 prodotti certificati IG (Indicazione Geografica), con il coinvolgimento di 36 Consorzi di tutela e 13 associazioni di produttori attualmente in attesa di riconoscimento. Il comparto agricolo appare altrettanto strutturato, con 36.700 aziende e 1.646 agriturismi, dei quali quasi la metà (49,1%) è direttamente legata a produzioni DOP e IGP.

Ma il vero punto di forza è la trasformazione del prodotto in esperienza: 74 eventi tra sagre, degustazioni e festival, una rete consolidata di strade del vino e dei sapori e una ricchezza culturale che include anche quattro patrimoni Unesco. In questo ecosistema, denominazioni come il Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOP, il Radicchio Rosso di Treviso IGP o il Monte Veronese DOP diventano veri attrattori turistici, capaci di generare flussi e raccontare il territorio.

A sostenere il primato veneto contribuiscono i volumi complessivi del turismo regionale: oltre 73 milioni di presenze, con una netta prevalenza internazionale (51,7 milioni di stranieri), segno di una destinazione fortemente globalizzata ma ancora radicata nelle proprie tradizioni.

I dati del Rapporto, spiega Lucas Pavanetto, vicepresidente e assessore regionale al turismo, “dimostrano che sempre più visitatori scelgono il Veneto non solo per le sue bellezze, ma per vivere esperienze legate al cibo, al vino e alle tradizioni locali. Una leva strategica su cui continueremo a investire”.

Una tesi confermata dai dati nazionali: il 45% dei turisti stranieri associa cibo e vino all’identità italiana e il 70% indica il turismo enogastronomico una delle principali motivazioni della visita. Con una spesa dei visitatori internazionali che ha toccato i 46,4 miliardi di euro (+5% sul 2024), il segmento si conferma una leva strategica per la bilancia commerciale del Paese.

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DOP del formaggio, L'Emilia Romagna traina il Made in Italy

Con oltre 1,8 miliardi di euro di valore della produzione dei formaggi DOP, pari a circa il 31% del totale nazionale, l’Emilia-Romagna si conferma uno dei territori chiave della filiera lattiero-casearia italiana e delle grandi denominazioni di origine.

Una leadership che si inserisce in un contesto di crescita dell’intero comparto: nel 2025 la produzione di latte bovino in Italia ha raggiunto circa 13,3 milioni di tonnellate, con un incremento del +19,5% rispetto al 2015, mentre il valore complessivo della produzione dei formaggi DOP sfiora i 5,9 miliardi di euro, con Grana Padano (2,185 miliardi) e Parmigiano Reggiano (1,760 miliardi) ai vertici del sistema delle denominazioni di origine.

La crescita del comparto si riflette anche sui mercati internazionali: l’export italiano di formaggi ha superato i 5,3 miliardi di euro nel 2024, con un aumento del +139% in valore e del +82% in volume rispetto al 2015, e vede proprio nelle produzioni DOP la componente più rilevante, pari al 56% del valore complessivo delle esportazioni.

Una crescita che non riguarda soltanto il mercato, ma che affonda le sue radici nel lavoro dell’intera filiera lattiero-casearia – dagli allevamenti alla nutrizione animale, dalla trasformazione fino alla distribuzione – e che genera valore economico diffuso per i territori.

È questo il quadro emerso a Reggio Emilia nel corso del Forum “Prospettive future delle DOP del formaggio: quali ricadute per le filiere”, organizzato da PROGEO al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, che ha riunito rappresentanti del mondo accademico, dei consorzi di tutela, dell’industria e della produzione agricola per analizzare le prospettive economiche e produttive delle principali DOP casearie italiane e presentare Dairyformer, una nuova linea di mangimi sviluppata per sostenere la qualità del latte nelle filiere DOP ad alta specializzazione.

Secondo l’analisi presentata da Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare di Nomisma, la filiera lattiero-casearia italiana sta vivendo una fase di consolidamento strutturale. Negli ultimi anni la produzione di latte è cresciuta mentre il numero degli allevamenti si è ridotto, con aziende mediamente più grandi, più specializzate e più efficienti.

Oggi gli allevamenti da latte sono circa 23 mila, con una dimensione media salita a 117 capi per azienda, segnale di una progressiva evoluzione verso modelli produttivi più strutturati e competitivi.

La produzione resta fortemente concentrata nelle aree più vocate del Paese, in particolare Lombardia ed Emilia-Romagna, che rappresentano il cuore economico e produttivo delle grandi DOP italiane e dove si sviluppa gran parte della filiera lattiero-casearia nazionale.

Le performance dei principali formaggi DOP confermano la solidità del sistema. Tra il 2021 e il 2025 la produzione di Parmigiano Reggiano è cresciuta del +2,4% nel numero di forme, mentre il Grana Padano ha registrato un incremento del +15,7%, accompagnato da un rafforzamento dei prezzi alla produzione, che hanno raggiunto circa 12,47 euro/kg per il Parmigiano Reggiano (12 mesi) e 10,67 euro/kg per il Grana Padano (9 mesi).

Numeri che testimoniano una domanda solida e un posizionamento sempre più forte sui mercati, ma anche la capacità delle filiere DOP di garantire stabilità economica lungo tutta la catena produttiva. Non a caso i principali mercati di destinazione dei formaggi italiani restano Germania, Stati Uniti e Francia, che insieme assorbono una quota significativa dell’export, confermando il ruolo delle DOP come ambasciatrici ambasciatrici del Made in Italy nel mondo.

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Nuova disciplinare per la fontina DOP

Nella GURI n° 48 del 2026 il nuovo disciplinare di produzione della Fontina DOP. Tra i benefici: miglioramento della qualità del lavoro, possibilità di termizzare il latte, riduzione dei costi di produzione, maggiore sostenibilità.

L’ufficializzazione arriva con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, serie generale numero 48 del 27-02-2026, del decreto n.26A00916 del 18-02-2026 della Direzione Generale per la Direzione Generale per la Promozione della Qualità Agroalimentare del MASAF-Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, che rende effettive le modifiche ordinarie al Disciplinare di produzione della denominazione di origine protetta “Fontina”. Le novità, relative agli articoli n.3 e n. 6 riguardanti rispettivamente la Trasformazione e la Stagionatura del prodotto, erano state decise all’unanimità dall’Assemblea straordinaria del Consorzio DOP Fontina il 22 maggio dello scorso anno con l’obbiettivo principale di migliorare la sostenibilità sociale, economica e ambientale della filiera produttiva.

I cambiamenti relativi alla fase di Trasformazione, per i produttori che decideranno di accoglierli, potranno tradursi concretamente in: possibilità di refrigerazione della materia prima latte direttamente in stalla, slegando così gli orari di mungitura da quelli di fornitura ai caseifici; possibilità di trasformare il latte proveniente da più mungiture, con riduzione orari di lavoro, costi e consumi energetici; riduzione dei trasporti, quindi meno chilometri percorsi, minor consumo di carburante.

Una svolta storica per la filiera produttiva della Fontina Dop capace di incidere positivamente sulla qualità del lavoro manuale in stalla (ad esempio, l’allevatore non sarà più obbligato a mungere in piena notte per consegnare il latte alle 5.30 del mattino, in quanto potrà conferire al caseificio il latte munto il giorno precedente, pur mantenendo le due mungiture giornaliere) e consente ai caseifici di organizzare i giri di raccolta in base alle caratteristiche specifiche di ogni acquirente, territorio di competenza e realtà aziendale riducendo inquinamento e costi. Il Consorzio ha voluto così andare incontro anche alle esigenze dei produttori primari che operano nelle zone più marginali, distanti dai caseifici, e soffrono, quindi, maggiormente dei costi e dei ritmi di raccolta del latte.

Si tratta di cambiamenti cruciali a sostegno della produttività della filiera zootecnica dedicata alla produzione di Fontina Dop, un formaggio dalle caratteristiche uniche che può essere prodotto solo ed esclusivamente all’interno della regione Valle d’Aosta, un territorio montano con siti produttivi collocati anche oltre i 2500 mt di quota. Le difficoltà di operare in un ecosistema affascinante, ma complesso dal punto di vista morfologico e climatico, insieme a ritmi di lavoro rigidi, dettati dalle esigenze del bestiame, e ai recenti aumenti dei costi di gestione, negli ultimi anni si sono rivelati un ostacolo per le nuove generazioni di produttori a portare avanti l’attività di famiglia e restare a fare impresa sul territorio. Con questo intervento i soci produttori del Consorzio auspicano, quindi, di poter mettere un freno alla fuga dei giovani dalla filiera. Nelle prossime settimane verranno organizzate giornate formative per la corretta informazione delle aziende associate.

Dal punto di vista del prodotto, le modifiche apportate non incideranno sulle proprietà organolettiche della Fontina DOP, incluse quelle all’art. 6 relativo alla Stagionatura. Quest’ultimo sancisce che, d’ora in avanti, “il formaggio idoneo a Fontina DOP o le produzioni già certificate di Fontina DOP possono essere sottoposte, prima della loro immissione in commercio, ad un trattamento di HPP (High Pressure Processing- Trattamento ad Alte Pressioni)“. La ricerca condotta dal Consorzio DOP Fontina in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, ha dimostrato che il trattamento di termizzazione del latte (64°C per 40 secondi) e il trattamento in HPP delle forme di formaggio, non alterano le caratteristiche chimico-fisiche, microbiologiche e organolettiche che rendono unica la Fontina DOP.

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Obbligo nome del produttore per i prodotti DOP

Da maggio cambia l’etichettatura dei prodotti denominazione geografica. Siete pronti?

Il Regolamento Ue 2024/1143, entrato in vigore nel maggio 2024 riforma il sistema delle Indicazioni Geografiche nell’Unione europea e prevede un’applicazione progressiva di diverse disposizioni, tra cui una particolarmente rilevante in materia di etichettatura. Il considerando 50 indica “Al fine di dare visibilità ai produttori dei prodotti designati da indicazioni geografiche, dovrebbe essere obbligatorio indicare sull’etichetta il nome del produttore o, nel caso di prodotti agricoli, il nome dell’operatore”.

Il successivo art.37, comma 5 precisa quindi “Se i prodotti agricoli sono designati da un’indicazione geografica, un’indicazione del nome del produttore o dell’operatore appare nell’etichettatura nello stesso campo visivo dell’indicazione geografica. In tal caso, il nome dell’operatore è inteso come il nome dell’operatore responsabile della fase di produzione in cui è ottenuto il prodotto che deve essere oggetto dell’indicazione geografica o responsabile della trasformazione sostanziale di tale prodotto”.

L’obbligo scatta il 14 maggio 2026 e vale anche per le etichette a private label delle catene al dettaglio e per i distributori, con l’obiettivo di rafforzare la trasparenza nei confronti del consumatore, valorizzare il ruolo di chi ha davvero prodotto l’alimento e rendere la filiera più leggibile.

Trovi qui il regolamento: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401143


III Forum internazionale del turismo: verso una strategia nazionale del Turismo DOP

Dopo la presentazione, nel giugno 2025, del 1° Rapporto sul Turismo DOP – realizzato dalla Fondazione Qualivita con il supporto di Origin Italia e del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) – si è consolidato l’interesse, da parte di tutti gli attori coinvolti, a lavorare verso la definizione di una strategia nazionale per questo segmento.

Il panel organizzato al Forum Internazionale del Turismo di Milano nei giorni 23,24 gennaio 2025 presso il Palazzo del Ghiaccio prosegue e approfondisce questa traiettoria, aprendo una riflessione sul turismo enogastronomico legato in particolare alle Indicazioni Geografiche italiane, con l’obiettivo di mettere a fuoco gli elementi chiave di una strategia nazionale dedicata.

Alla luce del Regolamento (UE) 2024/1143, che riconosce ai Consorzi di tutela un ruolo attivo anche nella valorizzazione turistica delle IG, il Ministero del Turismo e il MASAF intendono avviare un percorso condiviso con Fondazione Qualivita, Origin Italia e i Consorzi di tutela, per consolidare le esperienze già in atto e promuovere nuove progettualità sui territori.

Per info su accredito o altro visita il sito QUI

La cucina italiana patrimonio Unesco: una ricchezza da 707 miliardi di euro

La cucina italiana riconosciuta patrimonio UNESCO vale 707 miliardi di euro, traina export e turismo e sostiene 4 milioni di posti di lavoro. Ecco l’impatto economico del cibo italiano nel mondo.

La cucina italiana è ufficialmente entrata nella lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, un riconoscimento che celebra non solo la qualità dei suoi piatti, ma soprattutto il valore culturale, sociale e identitario che rappresenta per il Paese. Non si tratta di un singolo prodotto o di una ricetta specifica, ma dell’intero modo italiano di vivere il cibo: un insieme di tradizioni, saperi, rituali familiari e comunitari radicati nella storia.

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IL CIRO' CLASSICO OTTIENE LA DOP

Il "Cirò Classico" ottiene la DOP: riconoscimento europeo per il vino simbolo della Calabria: La Commissione europea ha ufficialmente inserito il vino rosso "Cirò Classico" nel registro delle Denominazioni di Origine Protetta (DOP), riconoscendone il valore storico, culturale e qualitativo.

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Sapori e odori, i tesori della Calabria valorizzati dalla RegionE


Sei nuove risorse agroalimentari inserite nel registro regionale, tra i quali i FAGIOLI PAPPALUNI , in procinto di essere riconosciuto PRESIDIO SLOW FOOD.

A dichiararlo è, in una nota, l'assessore regionale all'Agricoltura Gianluca Gallo, nell'annunciare l'iscrizione nel Registro regionale della Biodiversità agraria e alimentare- sezione vegetale, di sei nuove risorse vegetali tradizionali. Si tratta delle seguenti varietà locali: Grano Secria, Fagiolo Pappaluni, Fagiolo Poverello Bianco, Lenticchia di Mormanno, Pomodoro di Belmonte Calabro, Melanzana di Longobardi.

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Agrifood e turismo, Deserti: la Dop economy è la globalizzazione buona


Chi produce cibo di qualità può trarne più valore grazie al turismo. Perché le Indicazioni geografiche (IG) sono un forte attrattore. Non solo: sono una globalizzazione “buona”, perché sfruttano la domanda dei mercati mondializzati, ma non delocalizzano. Cioè, non spostano le produzioni in aree dove farle costa meno. All’indomani della presentazione, a Bruxelles, della survey 2025, il presidente di oriGIn (l’associazione per un network mondiale delle IG), Riccardo Deserti, affronta con ItaliaOggi il tema della potenza delle indicazioni geografiche. Ormai divenute leva del Piano Mattei e strumento di resistenza economica dei territori.

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